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Storia e Cultura
 

Adagiata lungo una vallata sul versante nord-orientale dell’Etna Linguaglossa, già nota come Linguagrossa, come tuttora scritto sul palazzo comunale, gode di una posizione privilegiata quasi ‘ponte’ tra la Montagna ed il mare Ionio. Il borgo rappresenta una delle porte d’accesso al vulcano, maestosa madre che l’avvolge benigno con il suo manto nevoso spesso solcato da fiumi di lava.

L’origine del primo insediamento si fa risalire, con molta probabilità, ad età medievale visto che al 1145 si data un “previlegno” di Ruggero II il Normanno nel quale “Linguagrossa” è ricordata come terra soggetta all’Archimandrica Luca della Diocesi di Messina. Il toponimo con il quale viene ricordata è stato oggi sostituito dal nome Linguaglossa e la sua origine, seppure incerta, sembra possa essere spiegata in relazione ad una vasta lingua di lava, all’aspro e rude dialetto degli abitanti o leggenda vuole invece, che qui abitasse un fabbro ferraio molto ciarlone, soprannominato "Mastro Lingua Grossa", il quale maldiceva indigeni ed avventori.

La sua esistenza come borgo è attestata certamente nel XII secolo e sotto gli Aragonesi fu concessa come feudo all’Ammiraglio Ruggero di Lauria. Divenuta per breve tempo città demaniale passò nei secoli sotto il potere di diversi signori finchè nel 1634, per volontà di Filippo IV di Spagna, fu dichiarata libera ed ebbe il privilegio di potere nominare da sé i propri amministratori. Il XVII secolo fu, per il borgo etneo, un’età di grande favore edilizio, durante la quale si restaurarono

le poche chiese esistenti e se ne costruirono di nuove che,ancora oggi, sebbene rimaneggiate nei secoli successivi, costituiscono il patrimonio artistico della città.

Esse sono caratterizzate da imponenti facciate arricchite da portali in pietra lavica che attestano l’abilità delle maestranze locali. La chiesa Madre dedicata a Santa Maria delle Grazie, la chiesa di San Francesco di Paola, dove è possibile ammirare la statua della Madonna del Gagini, l’Annunziata, la chiesa dei Cappuccini sono scrigni che custodiscono al loro interno cori lignei intagliati, altari in marmi mischi, un ciborio in legno di cipresso, arancio e noce ed affreschi rinascimentali.

Nel cuore del centro storico si può ancora ammirare la bellezza di un portale medievale ornato dall’antico stemma cittadino ed oggi inserito lungo il muro esterno della chiesa di San Egidio, Santo Patrono della città e divenuto tale, come vuole una leggenda metropolitana,  in occasione di un miracolo fatto durante ad una devastante eruzione lavica e risparmiando il paese dalla distruzione.
Si noti che porre la statua del santo (o un suo cimelio) dinanzi alla lava per arrestarne il corso è un avvenimento tipico in tutto il circondario etneo.

Il suo intervento a protezione del borgo contro la violenza delle eruzioni è stato invocato sempre dai fedeli che, ancora oggi, espongono il suo simulacro come baluardo contro le colate che minacciano il paese. La ‘Montagna’ non è solo dispensatrice di calamità, essa costituisce infatti il fulcro principale attorno al quale ruota l’economia agricola, artigianale e turistica del paese di Linguaglossa. Dal centro dell’abitato si può raggiungere velocemente l’antica “Pineta Ragabo”, che in età medievale forniva il materiale per le costruzioni navali e che oggi è uno splendido polmone verde caratterizzato dal Pino Larico, nonché Piano Provenzana posto a 1900 metri sul livello del mare, punto di partenza degli impianti sciistici parzialmente distrutti dalla eruzione del 2002 che bruciò in parte anche la meravigliosa pineta. La stazione sciistica è anche punto di partenza per le escursioni ai crateri sommatali ed alle diverse grotte, come la grotta del Gelo ricca di stalattiti e stalagmiti di ghiaccio. Anticamente anche la neve, che d'inverno si accumula sull' Etna, era fonte di guadagno; veniva conservata, schiacciandola, fino all'estate e veniva rivenduta ai bar di Catania per la preparazione delle granite.

La zona pedemontana è ricca di antichi palmenti in pietra lavica, testimoni di una produzione vitivinicola che oggi gode del marchi DOC. Lungo le pendici del vulcano si estendono anche rigogliosi noccioleti il cui frutto, insieme alla mandorla, è alla base della pasticceria locale.

La bellezza paesaggistica e la bontà della gastronomia fanno di questo gioiello etneo un luogo privilegiato per le vacanze estive ed invernali.